"Il Giornale" - 20 marzo 2002
I misteri (non minimalisti) di Carver svelati da Spadaro
di Luca Doninelli
Da molto tempo seguo ed apprezzo l'opera critica di padre Antonio Spadaro s.j., trentacinque anni, redattore ed esperto di narrativa per La Civiltà Cattolica. In lui trovo, unite, le migliori qualità di un critico: la vastità delle conoscenze, la passione, l'ordine metodologico (quel rigore, figlio della conoscenza, che è l'opposto dello schematismo) un gusto estetico ben definito, ossia fondato su categorie chiare, e soprattutto un'eccezionale assenza di pregiudizi.
Chi segue le "lettere cattoliche" può capire bene la ragione per cui parlo di lui in questa sede: perchè padre Spadaro rappresenta un elemento di controtendenza rispetto a una cultura cattolica che va perdendo sempre di puù la sua dimensione di racconto. Tutto ciò che di bello esiste nella vita - e anche nella Chiesa - è nell'ordine degli eventi, dei fatti: e ciò che accade può e deve innanzitutto essere testimoniato, cioè raccontato. I fatti non si teorizzano, si raccontano. Perciò la dimensione del racconto è una dimensione fondamentale del cristianesimo.
Di padre Spadaro ho letto in questi giorni un eccellente libretto (Carver. Un'acuta sensazione di attesa, ed. messaggero Padova, pagg. 110, euro 9,50) dedicato ad uno dei massimi scrittori del Novecento, quel Raymond Carver che, negli anni Ottanta, divenne noto come "padre del minimalismo" la corrente che fu resa famosa, in seguito, dai vari McIrney, Leavitt, Ellis. Questa erronea collocazione contribuì al modesto succeso di Carver in Italia in quesgli anni. E se l'interesse per il grande scrittore rinacque con il film di Altman "America oggi", ispirato ai suoi racconti, è stata la casa editrice minimum Fax, qui da noi, a farsi carico, con un piano di pubblicazione molto intelligente, della sua riedizione italiana: che più che una riedizione è una prima edizione.
In questi vent'anni molte cose nuove si sono sapute di e intorno a Carver, e la sua immagine è cambiata. Alla vitrea disperazione che gli si attribuiva si è sostituita una pietà magnanima che lo fotografa in maniera più giusta e defintiva. Leggendo Carver, si ha cioè l'impressione di uno sguardo lucidamente positivo sulla realtà, che costituisce - scusate se è poco - una torsione a 180 gradi del concetto di lucidità, dopo due secoli in cui questa parola era divenuta sinonimo di negatività e di pessimismo.
Spadaro coglie alla perfezione questa dimensione profonda, misteriosa in uno scrittore che ha sempre cercato di raccontare la minutaglia della vita quotidiana. Dimensione che non si riduce ad un'attitudine mistica sui generis, ma ha le radici in un mondo in cui la Bibbia costituiva una consuetudine mentale - a prescindere dal fatto (al quale mi ostino a non attribuire molta importanza) che Carver fosse credente o no.
Il cristianesimo, prima di essere un'opzione di fede, è una mens. Nella straordinaria opera di Ray Carver è testimoniata questa mens naturaliter cristiana. Ed è merito di Antonio Spadaro l'avercene dato un ritratto esatto e incisivo. Con questo libro, Spadaro non ci offre solo una monografia, ma ci suggerisce, attraverso la figura di Carver, un modello di letteratura e di scrittore seriamente alternativi al vuoto di questi tempi.
Cattolici sì, ma solo perchè veri.